La storia del Giro Next Gen, si sa, non è mai stata particolarmente lineare, tra cambi di organizzazione, cambi di data e di nome, e incertezze varie. Nel nuovo Millennio la gara non si è svolta nel 2005, nel 2007 e 2008, e poi dal 2013 al 2016. Così l’obiettivo è sempre stato soprattutto quello di garantirne l’esistenza e dare la possibilità ai giovani U23 di avere un palcoscenico in cui mettersi in mostra.
In un contesto di questo tipo a rimetterci sono spesso state le regioni del Sud, che per diversi anni hanno visto solo da lontano la Corsa Rosa dei giovani. Da quando è “rinata” nel 2017, solo nella prima edizione, quella del 2017 appunto, ci si è spinti fino in Abruzzo per il gran finale a Campo Imperatore, dopodiché si è sempre rimasti tra centro e, soprattutto, nord Italia.
Per trovare il sud protagonista al Giro Next Gen bisogna quindi tornare al 2011, quando per tutta la prima parte di corsa le tappe si svilupparono tra Abruzzo, Puglia e Campania. La seconda tappa andava da Pescara a Rodi Garganico, mentre la terza da San Severo a Benevento.
Sulle stesse latitudini era partita l’edizione del 2006, con la cronometro d’apertura a Caserta e il proseguimento tra la provincia di Benevento e il Molise. Il Molise era stato protagonista anche del gran finale del 2003, con la tappa conclusiva a Casacalenda, provincia di Campobasso.
L’edizione del 2026, però, partirà da Reggio Calabria, per poi risalire e spingersi in Basilicata, Puglia e finale in Abruzzo. Un’edizione totalmente a sud, senza eguali nella travagliata storia del Giro Next Gen. Per ritrovare il “profondo sud” nel percorso, bisogna tornare al 2001, 25 anni fa, l’ultima edizione addirittura a 12 tappe, con le tre tappe conclusive che si svilupparono in Sicilia, tra Messina, Catania e Adrano.