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Giro Next Gen 2026, un elettrizzante “in crescendo” di difficoltà

11/06/2026

Con l’edizione del 2026 il Giro Next Gen cambia un po’ la sua identità. Non cambia il prestigio, non cambia il sogno di conquistare la Maglia Rosa, ma cambia il palcoscenico – con tutte le tappe al Sud – e cambia il disegno generale del tracciato. Quest’anno, infatti, tutte le tappe decisive in ottica classifica generale sono raccolte negli ultimi 3 giorni, mentre prima saranno velocisti e scattisti a spartirsi il bottino.

Le ruote veloci protagoniste nei primi giorni

La prima tappa, tra Reggio Calabria e Vibo Valentia, non è completamente pianeggiante, perché nel finale c’è il semplice GPM di Mileto, ma difficilmente si sfuggirà a una volata a ranghi quasi compatti. Salvo sorprese, l’epilogo sarà identico il secondo giorno, nella Tropea-Crotone, altimetricamente ancora più semplice.

È più difficile da interpretare la terza frazione, che dalla Calabria porterà in Basilicata, da Sibari va a Villa d’Agri di Marsicotevere. La tappa è un continuo saliscendi per l’entroterra lucano, senza pendenze impossibili, che non dovrebbe creare grattacapi agli uomini di classifica, ma magari potrebbe invogliare qualche seconda linea a muoversi da lontano. Occhio alla salita di Viggiano (8,8 km al 4,2%) nel finale, pedalabile ma da affrontare a una dozzina di chilometri dall’arrivo.

Il giorno seguente la corsa si sposterà dalla splendida Matera per arrivare in Puglia, a Corato (Molino Casillo), con un circuito di circa 40 km da ripetere due volte nel finale. Andrà affrontata due volte la salita di Castel del Monte (4,7 km al 4,7%), l’ultima delle quali a una ventina di chilometri dall’arrivo, ma i velocisti più resistenti non dovrebbero avere problemi a salvarsi. Per cacciatori di classiche è invece la Tappa 5, con partenza e arrivo a Bacoli e il circuito del Monte di Procida da ripetere 6 volte, in senso contrario rispetto a quanto fatto dal Giro d’Italia nel 2022 (con vittoria di Thomas De Gendt). A furia di ripetere lo strappo del Monte di Procida (circa 1500 metri al 6-7%), al quale si aggiunge il dentello di Mofete (che tocca il 15%), un po’ di selezione verrà certamente fuori, con gli uomini di classifica che dovranno tenere gli occhi aperti ed evitare imboscate.

Le tre tappe finali decidono la corsa

I big cominceranno a confrontarsi seriamente solo nella Tappa 6, tutta laziale, su e giù per gli Appennini, da Velletri a Subiaco-Monte Livata. I giochi si faranno probabilmente sulla salita finale, lunga 15,8 km al 5,9% di pendenza media, che coi suoi 1352 metri sarà anche il punto più alto del Giro Next Gen. Dopo diverse giornate di attesa, è lecito attendersi i fuochi d’artificio da parte degli scalatori. La frazione regina è però probabilmente quella del giorno seguente, che porterà da Sulmona alla Piana delle Mele (Guardiagrele), tutta in Abruzzo. Il gruppo dovrà affrontare prima la breve ma intensa scalata a Forcella di Acciano (4,7 km al 9,4%), poi il Passo Lanciano (11,3 km all’8,5%) a poco più di 40 km all’arrivo, e infine l’ascesa a Piana delle Mele. In particolare, saranno gli ultimi 4 km ad incattivirsi e rendere la tappa ancor più estenuante.

Il Giro Next Gen tornerà a chiudersi con una cronometro, cosa successa solo nel 2002 e nel 2018 nel nuovo Millennio, e lo farà con la Villa San’Angelo – L’Aquila di 22,2 km. Non sarà una cronometro banale, perché nel mezzo ci sarà la salita di Bagno Grande (2,4 km al 6,5%) e poi l’ultimo chilometro verso L’Aquila sale costantemente al 7,6%. Considerando che buona parte degli U23 sono meno abituati a lunghe prove contro il tempo, la possibilità di fare grandi distacchi c’è tutta.

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