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In bici sulle salite iconiche della Valle d’Aosta con Strava

07/06/2024

La salita di Pila

Dai 550 metri di altitudine di Ponte Suaz ai 1795 di Pila, per 17,2 km di scalata al 7,2% di pendenza media. Gli appassionati di ciclismo un po’ più datati si ricorderanno di questa salita perché nel 1987 fu teatro dell’ultima frazione di montagna al Giro d’Italia, con la battaglia tra la Maglia Rosa Stephen Roche e l’olandese Erik Breukink. L’irlandese riuscì a staccare il rivale – anche se la tappa la vinse Robert Millar – involandosi verso il trionfo finale di Saint-Vincent, nell’anno magico che lo vide vincere anche Tour de France e Mondiale.

Cinque anni più tardi, nel 1992, gli organizzatori piazzarono nuovamente la salita di Pila come arrivo della Tappa 18. Questa volta fu un fuggitivo a fare festa, il tedesco Ugo Bolds, futuro compagno e gregario di Jan Ullrich, mentre la Maglia Rosa Miguel Indurain si limitò a controllare gli attacchi di Claudio Chiappucci e Franco Chioccioli.

Per arrivare a Pila, balcone naturale con una vista a 180° su tutta la catena delle Alpi e importate località sciistica, si incontrano l’una dopo l’altra le località di Moline, Leysettaz, Tivet, Les Fleurs e Acquefredde. Per ridiscendere ad Aosta si passa il paese di Charvensod, sulla destra orografica della Dora Baltea.

Proprio a Les Fleurs il Giro ci è arrivato recentemente: era l’edizione del 2022, la tappa prevedeva parte della salita della Pila come prima asperità di giornata, poi si arrivava a Cogne, e vinse Giulio Ciccone in solitaria.

Su STRAVA il record di scalata è fissato in 54’42”.

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La salita del Colle del Gran San Bernardo

Sulle Alpi Pennine c’è un valico che collega Italia e Svizzera e trasuda storia da tutti i pori: il Colle del Gran San Bernardo. Era un viatico importante in mezzo alle Alpi per l’Impero romano nei primi anni dopo Cristo, nel 1800 ci transitò anche Napoleone Bonaparte con il suo esercito francese nella seconda campagna d’Italia contro gli austriaci. Ma senza dover per forza tornare a periodi bellici, il Colle del Gran San Bernardo è inserito storicamente e tradizionalmente nel percorso della Via Francigena, ha salutato tanti pellegrini, così come ha dato filo da torcere a tanti ciclisti, amatori ma anche professionisti, visto che il Giro d’Italia ci è transitato 8 volte e, nel 2009, ai 2473 metri della cima ci è arrivato anche il Tour de France.

È una salita lunga, lunghissima, ben 34 km, con una pendenza media del 5,5%. Col passare dei chilometri le pendenze si inaspriscono e se i primi 15 km sono piuttosto pedalabili, gli ultimi 19 partono dal 6% per poi restare costantemente tra il 7 e l’8%. Le temperature si abbassano metro dopo metro e a 2500 metri di altitudine, in qualsiasi periodo che non sia estate, la probabilità di trovare neve è molto alta. Non è un caso che il Giro d’Italia, nelle ultime edizioni, abbia sempre preferito scollinare all’altezza del tunnel posto ai 1918 metri di altitudine. L’ultima volta che venne raggiunta la vetta vera e propria era addirittura il 1963, e in quell’occasione uno scatenato Vito Taccone transitò per primo e andò a vincere la tappa.

Basterebbe questo per definire il Gran San Bernardo una salita “imperiosa”, ma il suo fascino cresce ancora di più se si leggono i nomi dei corridori che per primi l’hanno conquistata e battezzata. Come detto, il Giro d’Italia lo ha scalato 8 volte ma non è mai stato arrivo di tappa e, anzi, è stato quasi sempre inserito nelle prime battute di tappa, nella posizione ideale per mandare in frantumi il gruppo e stuzzicare la fantasia di quei fuoriclasse che si sono resi protagonisti di azioni leggendarie.

La Corsa Rosa ha scoperto questo valico nel 1952, inserendolo al km 61 della penultima tappa di quell’edizione, nella Saint-Vincent – Verbania di 298 km. A fare da apripista sul Gran San Bernardo fu niente meno che Gino Bartali, che a 38 anni era sul viale del tramonto sportivamente parlando, ma di grinta e orgoglio ne aveva ancora, eccome. In quel Giro dominato dall’eterno rivale Fausto Coppi, Ginetaccio ci provò fino all’ultimo a ribaltare la classifica, attaccando e scollinando per primo sul Gran San Bernardo e poi riprovandoci sul Passo Sempione, ma Coppi gli rimase sempre incollato a ruota e Bartali dovette accontentarsi del 5° posto finale.

Qualche anno più tardi il valico italo-svizzero divenne terreno di caccia dell’Angelo della Montagna, del lussemburghese Charly Gaul, che a quelle quote si è sempre divertito. Nel 1957, nella Saint-Vincent – Sion, attaccò mentre i tifosi liberavano la strada dalla neve, scollinò in solitaria, ma in discesa venne ripreso da Gastone Nencini e Louison Bobet, con quest’ultimo che vinse la tappa e volò in Maglia Rosa. Ancor più epica fu la Aosta-Courmayeur, penultima tappa del 1959, lunga 296 km e il Gran San Bernardo in apertura di tappa. Jacques Anquetil era saldamente in Rosa, ma il mai banale lussemburghese aveva scelto quello scenario per scolpire il suo nome nella leggenda. Cominciò a muovere le acque proprio sulla salita che aveva già spianato due anni prima, transitando nuovamente per primo, ma Anquetil tenne bene sia lì che sul Col de la Forclaz. L’ira funesta del minuto Gaul, però, si scatena sul Piccolo San Bernardo: Anquetil va in crisi, perde 6 minuti e fora tre volte in discesa, arrivando a 10 minuti dal rivale, solo e osannato in quel di Courmayeur. Il giorno dopo, al Vigorelli di Milano, in Maglia Rosa c’è l’Angelo della Montagna.

La salita è un vero gigante e il record di scalata su STRAVA è di 1h35’35”.

CLICCA QUI per scoprire tutti i dettagli sul segmento di questa lunga, storica e bellissima salita.

La salita del Colle San Carlo

Tra magnifici boschi e splendidi panorami si estende la tostissima salita del Colle San Carlo, dalla cima del quale si può ammirare maestoso il Monte Bianco. Sono 10,5 km di scalata arcigna, con una pendenza media del 9,9%: quando il grande ciclismo se l’è trovato di fronte, è sempre stato grande spettacolo.

Il Giro della Valle d’Aosta per U23 lo ha spesso inserito nei suoi percorsi, ma anche il Giro d’Italia lo conosce bene, essendoci transitato per 5 volte. La prima, nel 1962, nella tappa vinta da Alberto Assirelli con Franco Balmamion in Maglia Rosa, poi nel 1970 quando la tappa la vinse Franco Bitossi in Maglia Rosa, e poi nel 1973, nell’anno in cui Eddy Merckx indossò il simbolo del primato dal primo all’ultimo giorno.

Anche nel nuovo millennio la Corsa Rosa ha fatto tappa sul durissimo Colle San Carlo. Nel 2006, l’anno in cui Ivan Basso fece il Pogačar distruggendo la concorrenza, anche se quel giorno a scollinare per primo sulla salita valdostana fu Leonardo Piepoli, che si lanciò poi in discesa per vincere sul traguardo di La Thuile.

E poi nel 2019. In quel caso fu il sottovalutato Richard Carapaz ad attaccare sulla salita e prendere tutti di sorpresa. L’ecuadoriano, sfruttando i tatticismi tra Vincenzo Nibali e Primož Roglič, guadagnò più di un minuto e mezzo su tutti gli avversari, vinse sul traguardo di Courmayeur e si prese la Maglia Rosa, che avrebbe poi portato fino a Verona.

Su STRAVA, nella Top 10 dei tempi di scalata ci sono tanti corridori presenti quel giorno, da Carapaz a Nibali, passando per Pavel Sivakov, Joe Dombrowski, Davide Formolo e Damiano Caruso.

CLICCA QUI e scopri il segmento della salita del Colle San Carlo.

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